STORIA


Così padre Giuseppe Castronovo, storico e letterato ericino dell’Ottocento, inizia il suo trattato “Memorie storiche di Erice”, in una lingua che oggi appare arcaica, e perciò stesso forbita ed elegante:
“Nell’estremo lembo occidentale di Sicilia, lunghesso il Tirreno, levasi un monte alto 2061 piedi sul livello del mare, spiccantesi maestoso ed isolato alle nubi, ultimo anello della catena Appennino - Sicula, che da capo Peloro si allunga sopra Trapani, incelato dalla poesia per Venere e Bute, pel Re Sicano Erice e per Entello compagno di lui, per l’Elimo Aceste, per la venuta di Ercole, di Dedalo, di Anchise e di Enea, e della storia per le mura ciclopiche, pel tempio celeberrimo di Venere, e per l’acropoli torreggiante sul luogo dell’odierno Castello. … Sulla sua cima…sorge l’Erice dei Sicani, degli Elimi e dei Troiani, l’ Iruca dei Cartaginesi, la Drepano dei Greci, l’Erico o Eruco dei Romani, la DIEBEL-HAMED-GIBEL-HAMID dei Saraceni, la città di San Giuliano dei Normanni, la Drepano o Trapani del Monte o Monte Trapani o di Trapani dei moderni”.
Nella tarda età del bronzo l’acropoli circoscriveva un santuario dedicato ad una divinità mediterranea, forse Sicana, feconda e lussuriosa che accoglieva i naviganti con l’amplesso amoroso delle sue “Jerodule” che in suo nome vi praticavano la prostituzione sacra. La Dea, a seconda del popolo che ne vantava i natali, aveva nome Afrodite per i Greci, Astarte per i Cartaginesi, Venere per i Romani ed era propiziatrice di abbondanza e di feracità delle campagne circostanti, ma anche protettrice dei naviganti. Per testimonianza dello storico greco Tucidide, vissuto nel V secolo a.C., l’avvento della storia vede insediato nella Sicilia occidentale il popolo degli Elimi, di probabile origine anatolica, trapiantatosi fra i Sicani, al punto di costituire con questi un unico gruppo etnico. Agli Elimi (VIII sec. a.C.) si deve la prima fortificazione della città, con la costruzione delle mura oggi note come “mura ciclopiche”, per l’imponenza dei suoi torrioni edificati con grandi massi squadrati. Alcuni secoli dopo (VI a.C.) i Cartaginesi, alleati degli Elimi, consolidarono le mura fortificando ancor più la città. Roma, conquistata la Sicilia con la prima guerra punica,  importò il culto di Venere ericina, cosicché, ancora nel I secolo dell’impero, si ha traccia del suo tempietto nel foro dell’urbe. Dopo la conquista romana, perduta la funzione di fortezza osservatorio del Mediterraneo centrale, ha inizio il suo spopolamento, per la  migrazione della popolazione a valle. Probabilmente il primo insediamento del centro abitato nacque dalla necessità di creare servizi attorno al Santuario (foresterie, locande, botteghe, ecc.), anche per le esigenze delle sacerdotesse del tempio (Jerodule). Con la conquista romana, dunque, la città perde importanza e decade, e per 800 anni le fonti storiche su Erice tacciono. Ma con la dinastia normanna la città riacquista l’importanza perduta e torna ad essere al centro della storia della Sicilia. Guglielmo II d’Altavilla la ripopola e ne fa una fortezza, testa di ponte per l’attuazione della sua politica africana, dandole il nome di Monte San Giuliano che mantiene fino al 1934, quando, per volontà del regime fascista, ritorna all’antico toponimo di Erice. Normanno - svevi sono il Castello e le torri edificati nell’acropoli che ospitava il Santuario. La città è protagonista della guerra del Vespro, parteggiando come tutti i siciliani per la dinastia Aragonese. Re Federico III d’Aragona durante la guerra, dimorò a lungo ad Erice, che lo ha ospitato e protetto, tanto che il sovrano, finita la guerra, volle ringraziare e gratificare gli ericini con la costruzione del bellissimo Duomo gotico, oggi ancora ammirato da turisti e visitatori. Il disegno urbanistico della città è ancora quello dei re normanni, mentre le sue strutture architettoniche sono di fattura settecentesca.

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