EDIFICI


LE MURA - LE PORTE
La cinta muraria proteggeva la città nel versante Nord-Ovest, unico accessibile ad eventuali assalti nemici. Gli altri versanti erano naturalmente difesi da strapiombi rocciosi. Ancora si snoda per un percorso di circa 700 metri, da Porta Trapani a Porta Spada, due delle tre porte che consentivano l’accesso in città. L’altra era (ed è ancora) la Porta Carmine.
Ben 25 torrioni fortificavano la cinta. Oggi se ne contano ancora 16. La prima cinta muraria risale all’ VIII secolo a.C. ed è stata edificata dagli Elimi, antica popolazione indigena di Erice. Nel VI secolo a.C. la città è stata ulteriormente fortificata dai Cartaginesi, alleati degli Elimi.

IL SANTUARIO – IL CASTELLO
Una rocca inaccessibile, acropoli della città, ospitò sin dall’età del bronzo un santuario dedicato ad una dea mediterranea protettrice delle messi, dei naviganti e votata alla prostituzione sacra che, attraverso le sacerdotesse, consacrava la sacralità dell’amore. L’originario recinto fu dedicato dai cartaginesi alla loro dea Astarte. Dopo la I guerra punica, divenuta la Sicilia provincia di Roma, sull’acropoli venne edificato un tempio a Venere, di cui restano ancora delle emergenze archeologiche.
Dopo la conquista Normanna della Sicilia, sull’acropoli fu edificato un castello che, per la sua inaccessibilità, fortificava ancor più la città.

IL BORGO MEDIEVALE
Ad Erice bisogna lasciare l’automobile e avviarsi per una passeggiata rilassante che porta a scoprire i caratteri della sua intatta medievalità, fatta di stradine tortuose acciottolate o lastricate, di muri panciuti, di case grigie sovrapposte l’un l’altra e variegate dai colori del muschio invernale che ne esaltano il senso di antico, di cortiletti fioriti, discreti e silenziosi. Sono qualità che rendono il Borgo unico e affascinante. Chi, visitando Erice, non coglie queste peculiarità, forse ha perso il suo aspetto più importante, più tipico.

LE TORRI  –  IL BALIO
Dell’epoca Normanno-Sveva sono le Torri del “Balio”, edificate per la sicura dimora del governatore regio, direttamente collegate al Castello. Le sue torri costituivano osservatorio difensivo dei versanti Est e Sud del monte, con vedute proiettate a perdita d’occhio sulle colline circostanti.
Nella metà del diciannovesimo secolo le torri erano parte crollate ed il resto fatiscente. Il Conte Agostino Pepoli, propose al Comune uno scambio: la riedificazione fedele del maniero e la sistemazione dei giardini del Balio da destinare a parco pubblico, in cambio della proprietà delle torri stesse. La proposta fu accolta e il monumento venne perfettamente restaurato. Gli eredi, all’inizio del XXI secolo, hanno destinato la struttura a rinomato e lussuoso albergo. Sotto il parco, su un terrapieno roccioso, il Pepoli costruì la sua dimora ericina, ornata con torretta circolare che da lui prese il nome di “Torretta Pepoli”.

MUSEO – BIBLIOTECA
Limitrofo al palazzo municipale si trova quello che ospita il museo e la biblioteca. I reperti che vi sono conservati sono appartenuti a collezioni private, a partire dalla prima importante raccolta e puntuale catalogazione fatta nel ‘600 dallo studioso e uomo pubblico Antonio Cordici. Altre opere sono state a lungo custodite nelle numerose e ricche chiese.
Citiamo solo per tutti due capolavori: l’Annunciazione di Antonello Gagini (sec. XVI) collocata nell’atrio, e la testa marmorea di Venere (sec. V a.C.) in stile greco-classico.

IL QUARTIERE SPAGNOLO
Una massiccia e squadrata costruzione poggiata sulle rocce di Nord  Est dell’altopiano, destinata a caserma per gli armigeri del contingente spagnolo, non venne mai ultimata perché intanto la Spagna lasciò la Sicilia per gli avvenimenti storici europei del 700. Di recente è stato restaurato per destinarlo a locale di ristorazione.

I CORTILETTI
L’accesso alle abitazioni ericine avviene attraverso un locale comune costituito dal cortiletto su cui si aprono le porte dei piani terrani e da cui salgono le scale per i piani rialzati. Il cortile consente ai cittadini di vivere una vita comune e di badare alle faccende domestiche senza essere esposti alla curiosità dei passanti. È stato proprio il cortile a dare alla cittadina un aspetto austero e dignitoso e al tempo stesso lindo e riservato. La sua architettura è sovente un esempio di armonia ed equilibrio, arricchita di colori e profumi delle varie piante fiorite e di essenze tipiche.


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